Ordinanza, Corte Suprema di Cassazione, VI Sezione Civile, Sottosezione III, 3 dicembre 2020, n. 27624, Preventivo – Contestazione specifica:

In questa occasione, i giudici di legittimità hanno ribadito che il preventivo non contestato costituisce prova ai sensi dell’art. 115 c.p.c. Difatti, l’art. 167 c.p.c impone al convenuto di prendere posizione sui fatti posti dall’attore a fondamento della sua domanda in modo specifico, essendo insufficiente la generica affermazione dell’infondatezza della pretesa creditoria. Conseguentemente, a norma dell’art. 2697 c.c., il convenuto ha l’onere di provare i fatti estintivi o modificativi dell’altrui diritto,  idonei a demolire la domanda attorea.

Corte Suprema di Cassazione, VI Sezione Civile, Sottosezione III, 3 dicembre 2020, n. 27624:

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –
Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –
Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –
Dott. CRICENTI Giuseppe – rel. Consigliere –
Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –
ha pronunciato la seguente:
ORDINANZA
sul ricorso 17918-2019 proposto da:
SERAFINO INGROSSO ARREDAMENTI SAS, in persona del legale rappresentante
pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DIONIGI MARIANNA 43,
presso lo studio dell’avvocato CRISTINA MANCINI, rappresentata e difesa
dall’avvocato MICHELE FINO;

ricorrente –
contro
COMUNE DI TREBISACCE, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA TARO 25, presso lo studio dell’avvocato ERNESTO
IANNUCCI, rappresentato e difeso dall’avvocato ANTONIO PIERPAOLO POMPILIO;

controricorrente –
avverso la sentenza n. 2070/2018 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,
depositata il 26/11/2018;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del
29/10/2020 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPE CRICENTI.
Svolgimento del processo
La società ricorrente, “SERAFINO INGROSSO ARREDAMENTI sas” è proprietaria
di un autocarro Iveco, che ha riportato danni alla parte superiore mentre, condotto da
un dipendente, cercava di passare sotto un ponte che si trovava su strada del
Comune di Trebisacce.
Secondo la ricorrente il Comune non aveva segnalato l’altezza del ponte,
circostanza che ha impedito al conducente di valutare gli spazi adeguatamente, con
la conseguenza che il veicolo ha subito danni alla parte superiore, per un
ammontare di circa 12 mila Euro, come da preventivo e da fattura allegate.
La società ha agito quindi contro il Comune di Trebisacce, il quale si è difeso
sostenendo, da un lato, di non avere alcun obbligo di segnalare l’altezza; in secondo
luogo attribuendo tutta o parte della responsabilità al conducente del veicolo che
avrebbe cercato di passare sotto al ponte ad una velocità eccessiva.
Il Tribunale di Castrovillari ha accolto la domanda riconoscendo una cifra di poco
inferiore a quella portata dal preventivo.
Il Comune di Trebisacce ha proposto appello, proponendo un motivo sull’an, ed uno
sulla prova dell’ammontare del danno, quest’ultimo accolto dalla corte di secondo
grado.
La società “Serafino Ingrosso Arredamenti sas” propone due motivi di impugnazione,
cui resiste con controricorso il Comune di Trebisacce che deposita memorie.
Motivi della decisione
1.- La ratio della decisione impugnata.
La corte di appello, pur avendo due motivi di impugnazione, uno sulla responsabilità
del Comune e l’altro sull’ammontare del danno, accoglie solo quest’ultimo, dando, si
ritiene, per assorbito il primo.
E lo accoglie ritenendo insufficiente la prova fornita dalla società ricorrente, non
potendo considerarsi utile, a tale fine il preventivo, che peraltro viene ritenuto
illeggibile, nè del tutto conferente la prova testimoniale.
2.- La società ricorrente contesta questa ratio con due motivi.
Con il primo motivo assume violazione degli artt. 342 c.p.c., oltre che artt. 112, 115 e
116 c.p.c..
Il senso del motivo è il seguente: secondo la ricorrente, il Comune in primo grado
non ha contestato in modo specifico l’ammontare del danno, essendosi limitato alla
perentoria affermazione che la richiesta di risarcimento era eccessiva, ed anzi,
avendo mostrato acquiescenza a quella pretesa, ossia alla indicazione
dell’ammontare, con la conseguenza che la contestazione del quantum non poteva
più essere riproposta come motivo di appello, sul quale invece erroneamente ha
deciso la corte di secondo grado.
3.- Con il secondo motivo si lamenta violazione dell’art. 115 c.p.c. e 2697 c.-c. per
avere la corte fondato il suo giudizio in tanto solo sul preventivo, mentre altre prove
del quantum erano state offerte, sia quella testimoniale che una fattura; e per essere
incorsa in errore percettivo ritenendo non leggibile il preventivo che invece era
chiaro.
Il ricorso è fondato.
Il primo motivo postula che una contestazione solo generica ed anzi contraddittoria
in primo grado comporti una acquiescenza che non può essere poi messa in
discussione con l’appello.
La violazione dell’onere, imposto al convenuto (art. 167 c.p.c.) di prendere posizione
in maniera specifica e non limitarsi ad una generica contestazione, ha come
conseguenza che non solo l’attore viene esonerato dalla prova del fatto non
contestato, ma che non è ammessa una contestazione specifica successiva, ossia
fuori termine (Cass. 22701/2017).
Il Comune di Trebisacce in effetti non ha svolto una contestazione specifica
dell’ammontare del risarcimento richiesto; anzi, negli atti difensivi del primo grado ha
ritenuto che la responsabilità del conducente, per velocità eccessiva, si poteva
dedurre dall’entità dei danni riportati dal veicolo, con ciò ammettendo che tali danni
erano, per l’appunto, ingenti. Infine, con il controricorso il Comune di Trebisacce
ammette in un certo senso di non aver fatto una specifica contestazione del quantum
perchè non era tenuto a farla, nel senso che, poichè la prova che l’attore adduceva
era un preventivo, e poichè il preventivo non è prova, ciò rendeva superfluo
contestarlo.
Il Comune di Trebisacce richiama (p. 4 del controricorso) a sostegno di questa sua
tesi Cass. 11765/2013 che ha ritenuto sussistere l’onere di specifica contestazione
solo se il documento da contestare è giuridicamente esistente: si trattava di
fotocopie non firmate ed incomplete nel contenuto.
Ovviamente non è una tesi che si possa accogliere, in quanto altro è il documento
che giuridicamente non è tale (cioè non ha gli elementi per potersi considerare
documento, e, come si è verificato nel precedente citato, tale deve ritenersi una
fotocopia incompleta di un atto non sottoscritto), altro è invece il documento che è
formalmente e giuridicamente tale, ma della cui efficacia probatoria si discute; il
convenuto non ha l’onere di prendere specifica posizione su documenti che non
hanno i requisiti minimi per essere considerati tali, condizione questa che precede
quella del loro valore probatorio, attenendo alla loro stessa natura giuridica di
documenti; ha invece l’onere di contestazione specifica di documenti che sono
giuridicamente tali (il preventivo in originale completo di ogni elemento identificativo,
lo è), e di cui si tratta di valutare l’efficacia probatoria. In questo caso la
contestazione è necessaria proprio perchè, dando per scontato che il documento è
giuridicamente tale, ossia ha i requisiti per considerarsi documento, l’unica cosa di
cui si discute è se sia atto sufficiente a fare da prova di un fatto.
Dunque, si può concludere nel senso che una contestazione specifica non è stata
fatta in primo grado, dove anzi, il Comune ha ritenuto che il danno fosse ingente,
usando questo dato per dedurne l’eccessiva velocità del mezzo, con ciò non
adeguatamente contestando l’allegazione di parte avversa.
Inoltre, ed è ciò che rileva maggiormente, la corte aveva a disposizione ai fini della
valutazione delle prove una serie di indizi, dal preventivo alla richiesta prova
testimoniale, che avrebbe dovuto, ai fini del quantum valutare anche unitamente al
comportamento della controparte, ai fini della quantificazione dell’ammontare.
Invece ha ritenuto apoditticamente insufficiente il quadro probatorio, pur in presenza
di elementi che avrebbero potuto consentire una stima, essendo peraltro la
responsabilità del Comune non in discussione.
Il secondo motivo può dunque ritenersi assorbito.
P.Q.M.
La Corte accoglie il primo motivo, assorbito il secondo, cassa la sentenza
impugnata e rinvia alla Corte di appello di Catanzaro in diversa composizione,
anche per le spese.
Così deciso in Roma, il 29 ottobre 2020.
Depositato in Cancelleria il 3 dicembre 2020